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..e qualcuno dirà che c'è un modo migliore..

agata gervasio

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January 11

Casandrino et similia

Questa terra ,questo luogo non mi appartiene,non è mio e non voglio che lo sia.Questa è una terra marcia ,ripiena di marciume.E' una terra purulenta e chi ci vive è altrettanto purulento,marcio,putrefatto.E' una terra dove non si deve investire e non si deve nemeno rimpiangere e soprattutto non si deve scusare niente.Qui c'è spazio solo per l'omertà,per la viltà,per il servilsmo e per la nullità morale delle persone che ci vivono anzi no ci sguazzano.E' una melma purulenta ripiena di vermi.Che ontinuino così ad essere vermi,a negar di aver visto e sentito.Continuate così e tentevela stretta questa terra e marcite insieme e nutritevi dei rispettivi rifiuti.I rifiuti del territorio ed i rifiuti dell'anima che stessero insieme,che siano un tutt'uno di cui turarsi il naso e sentirsi estranei.e che nessuno vi perdoni mai. mai.
December 12

.

Lo sapevo. Lo sapevo. Dovevo Stare lontano dalle forbici,le maledette forbici. Soprattutto nelle sere consacrate alla tristezza e al magone,ma niente non ho tenuto testa al mio proposito. Il fatto è che io non riesco a resistere agli occhi tristi ,anche  ai miei e quello specchio grande non faceva che mostrarmi quanto erano tristi.Allora ho pensato che magari sarei stata meglio,che magari mi sarebbe servito che il riuscire a tenere in mano quelle due lame taglienti mi avrebbe mostrato la forza e la lucidità che volevo uscissero fuori. Ma ora so che la forza era solo delle lame e la lucidità anche. Era dell’acciaio non la mia.

Così ho preso le forbici dalla cucina furtivamente e mi sono sentita subito in dovere di congratularmi con me stessa ,con quanto ero stata scaltra a non mostrare la fragilità nel mio incedere sicuro e a testa alta(sono sicura che nessuno avrà ragione della mia testa alta)e sono arrivata davanti allo specchio e gli occhi già non erano più tristi o forse sì lo so che la tristezza cede il passo al compiacimento  foss’anche per un istante .E in quell’istante io ho guardato lo specchio. E ho iniziato a tagliare le ciocche sempre di più ,sempre con Calma come se i miei non fossero gesti disperati ma dettati dalla conoscenza ,ho usato le mie mani come se fossero mani d’esperto .E mi sono confezionata un altro volto ,ma gli occhi quei maledetti occhi erano ancora tristi. Cosa vogliono da me?sono stata anche brava ,sono stata anche precisa . conoscevo solo un modo per sfuggire a quegli  occhi.E l'ho fatto.

ora le ciocche di capelli sparsi sono più vive di me.

October 27

Ho trovato come giustificarlo

Nessun lucchetto sul nostro amore,
incatenare anche il tuo cuore
sarebbe un dispregio.
Quelli che già ci hanno provato
con l'infelicità hanno pagato
il sacrilegio.

Per me è un onore
non chiederti la mano:
in calce a pergamene
firme non ne poniamo.

Che anche domani sia come ieri,
restiamo liberi prigionieri
sulla parola.
Vadano al diavolo le promesse
che poi annegano se stesse
nella casseruola.

Per me è un onore
non chiederti la mano:
in calce a pergamene
firme non ne poniamo.

Venere spesso diventa vecchia
in quella pentola dove si specchia
per lunghi anni.
Ed io non voglio assolutamente
reggere il manico continuamente
dei nostri affanni.

Per me è un onore
non chiederti la mano:
in calce a pergamene
firme non ne poniamo.

Non c'è bisogno di confetti,
diventeranno lisi i biglietti
dei baci Perugina,
perché l'inchiostro poi sbiadisce
come il profumo che svanisce
dalla cucina.

Per me è un onore
non chiederti la mano:
in calce a pergamene
firme non ne poniamo.

E se finisce in confettura
la mela, quando è già matura,
è cosa normale.
Però la bella mela proibita
cuocendo perde la sua vita,
il gusto naturale.

Per me è un onore
non chiederti la mano:
in calce a pergamene
firme non ne poniamo.

Dai lacci di una donna a ore,
te lo prometto sul mio onore,
io ti dispenso.
Perché a un'eterna fidanzata,
promessa eterna, eterna amata
sempre io penso.

Per me è un onore
non chiederti la mano:
in calce a pergamene
firme non ne poniamo.

Georges Brassens nella traduzione di C.Ferrari.

September 24

E cosi che va il mondo ,baby.

Io  ci ho provato. Con il cinismo,anzi con il finto cinismo a dirmi che è così che va ,che è così che andato e che è così che per sempre andrà;e quindi ho provato a sentire un po’ di meno,o meglio al non farci caso a quel  nodo in gola che sento immancabilmente ad ogni ingiustizia,ad ogni affronto alla civiltà che ogni giorno porta con sé .Ma il nodo in gola resta e sempre più forte ..quasi mi soffoca come per ricordarmi che ignorare non serve a nulla ,l’ignoranza non è mai servita a nulla e che i miei occhi per quanto mi sforzi a tenerli serrati le lacrime le faranno uscire lo stesso. Come se servissero a qualcosa. Servono però a ricordarmi che quello che sei lo sarai per sempre,e questo quasi mi rincuora..a sedici anni mi domandavo se la mia ripugnanza e la mia indignazione per le ingiustizie  un giorno  le avrei barattate per  un’esistenza  più facile ,con meno rabbia e più serenità. No ,non mi hanno abbandonata,non le ho barattate  ..la mia indignazione e la mia rabbia crescono con me ma quello che è cambiato ,mi sono resa conto,sono i sentimenti che l’accompagnano. Prima era la certezza che sarei riuscita a cambiare le cose che,diamine,siamo tutti uomini  che ci vuole a far capire che le cose non è così che vanno che basta risvegliare la coscienza..(amavo la parola coscienza);per dirla in breve ero certa che avrei cambiato il mondo. Ora ciò che  mi accompagna  è la consapevolezza che il massimo che posso fare è solo una piccola,minuscola ,infinitesimale parte di quello che andrebbe fatto,di quello che sarebbe OVVIO  fare ,di quello che dovrebbe venire naturale..ma è comunque una parte,la mia parte, e va fatta;,anche se mi spaventano le sofferenze altrui,anche se non ho voglia di sentire il dolore ,la sofferenza e l’orrore del vivere (come è per oggi per alcuni di noi la vita:in una parola-orribile-)perché le sentirò come se fossero  mie.  Ma è davvero così brutto sentire sulla propria pelle quello che sentono gli altri?forse si perché sei condannata all’infelicità perché fino a che l’ultimo uomo sulla terra possa dire che vive una vita dignitosa,tu non conoscerai la parola soddisfazione;forse no perché sei fatta così ed è l’unico modo che senti tuo per vivere. E lo dovevi sospettare dal titolo della tua tesina d’esame della maturità”La necessità dell’amore –ovvero sul perché le relazioni fra gli uomini debbano basarsi sull’amore”.E anche dal fatto che  il giorno dell’esame la tua proverbiale ansia sparisce ,si ferma di colpo alla notizia che Hanno ucciso per un pacco di biscotti,quasi come se l’ansia-la tua proverbiale ansia-sappia quando è il tempo di eclissarsi. E tu invece sai la tragedia qual è. La tragedia è che sentire che hanno ucciso per  i biscotti non è la cosa più tragica che hai sentito né quella che sentirai,che l’indignazione forse non è mai esistita che  una rivolta civile,pacifica è sì avvenuta  ma non è stata vista come l’illuminazione ,la soluzione a tutti problemi,è rimasta una lunga marcia che viene studiata nei libri di storia e che a qualcuno fa venire voglia di leggersi la biografia di Ghandi ma niente più. Lo so che il mio ragionamento mi collocherà dalla parte dei perdenti,anzi dalla parte delle cause perse in partenze ma  io dalla parte dei vincenti(chi sarebbero mai poi questi vincenti)non ci so stare e allora sì con tutta l’allegria possibile ecco il mio manifesto programmatico:

vivrò la mia vita da causa già persa nel migliore dei modi.

Anche se qualcuno dirà che c’è un modo migliore.

 

 
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